Edito da Auxiliatrix con il contributo del Comune di Benevento è disponibile l’ultima pubblicazione del Centro di Cultura: La Media education come strumento di intervento nella scuola, l’esperienza di Benevento, a cura di Alessandra CARENZIO, prefazione di Piercesare RIVOLTELLA.

Il volume verrà presentato nel corso di un seminario il prossimo 18 aprile alle ore 11.00 nella sala Consiliare di Palazzo Mosti a Benevento. Interverrano: Alessandra Carenzio (Università Cattolica del Sacro Cuore),  Pasquale Gallucci (Presidente del Centro di Cultura “Raffaele Calabrìa”) e  Luigi Scarinzi (Assessore all’Istruzione del Comune di Benevento).

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Nel ventaglio delle scritture relative ad un iter una specifica attenzione merita la letteratura legata a quel particolare viaggio che è chiamato «pellegrinaggio». Esso può definirsi una pratica devozionale che consiste nel recarsi collettivamente o individualmente a un santuario o a un luogo comunque sacro e quivi compiere speciali atti di religione, sia a scopo di pietà sia a scopo votivo o penitenziale. La pratica del pellegrinaggio, sotto entrambe le forme, si trova in tutte le religioni perché è naturale che l’uomo visiti i luoghi santificati dalla presenza della divinità o dalle reliquie di un defunto insigne, eroe o santo, irradiando da essi più immediata e più efficace la virtù divina.

Il pellegrinaggio è quindi connesso intimamente al santuario, cioè allo spazio cultuale che è determinato da una particolare manifestazione del divino sotto le più diverse forme o reso sacro da fondatori di religioni ed eroi, dalla presenza di resti mortali di santi e martiri, di oggetti e manufatti venerati, dal verificarsi di eventi intesi come soprannaturali e miracolosi.

Questa forma devozionale fu assai diffusa nel mondo cristiano medievale, sicché il pellegrinaggio, fors’anche o soprattutto perché metafora del credente che cammina verso la morte per raggiungere la salvezza e la vita eterna, segna un fenomeno storico rilevante, non solo per le implicanze specificamente religiose in esso presenti, ma altresì per i numerosi aspetti antropologici, culturali, sociali, economici e artistici.

Peraltro sul piano della ricerca il pellegrinaggio si rivela essere una tematica di frontiera per cui è frequentata da studiosi dagli interessi più diversi e con metodologie di approccio specifiche delle singole discipline: dalla storia delle religioni all’antropologia culturale, dall’agiografia alla sociologia, dalla spiritualità alla psicologia religiosa, dalla letteratura all’economia.

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Giovedì 12 aprile alle ore 17.00 presso il Centro di Cultura “R. Calabria”, in P.zza Orsini 33, nell’ambito di “CIVES – Laboratorio di formazione al bene comune”, si terrà la prima sessione della giuria popolare che prenderà in esame le politiche sociali del Comune di Benevento. Ad illustrare le azioni messa in atto dall’Amministrazione comunale del capoluogo nella specifica materia saranno l’Assessore ai servizi Sociali dott. Luigi Scarinzi e la responsabile del Settore socio assistenziale ed istruzione del Comune di Benevento dott.ssa  Annamaria Villanacci.

L’esperimento di giuria popolare di Cives, che rientra tra le poche esperienze praticate in Italia della cosiddetta “democrazia deliberativa”, sarà realizzato con la supervisione del Prof. Paolo Rizzi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, per garantirne il massimo rigore metodologico e validità scientifica.

Il laboratorio CIVES, giunto alla quinta edizione, è promosso dall’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro della Diocesi di Benevento in collaborazione con il Centro di Cultura “R. Calabria” e l’Università Cattolica del Sacro Cuore.  Il tema generale scelto per questa edizione, che prevede 12 incontri,  è: “La politica e le politiche”.

Il coordinamento dell’iniziativa formativa è affidato a Ettore Rossi, Direttore dell’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro e a Daniele Mazzulla, Coordinatore del Centro di Cultura “R. Calabria”.

 

Si è tenuto venerdì 23 Marzo, presso il salone  “Leone XIII” del Palazzo Arcivescovile il nono incontro di “CIVES – Laboratorio di Formazione al Bene Comune”, una tavola rotonda dal titolo: Formare una nuova generazione di politici cattolici. Una numerosa platea ha ascoltato gli interessanti interventi, tra i quali quello di S.E. Mons. Andrea Mugione, che ha ripreso a pieno ritmo la sua attività pastorale con la consueta energia.

L’intervento del dott. Ettore Rossi (direttore dell’Ufficio per i Problemi Sociali e il Lavoro della Diocesi di Benevento) ha dato l’avvio, il quale ha salutato gli ospiti di questo “allargato incontro” chiarendo anche la scelta del tema: “I cattolici hanno ormai disimparato la politica. La formazione socio-politica oggi è anche un tentativo di risposta ai continui appelli del Papa e della CEI a un nuovo impegno dei laici cristiani in politica, riprendendo in temi della cittadinanza attiva”.

Preso atto dell’attuale debolezza dei cattolici come presenza politica, dovuta probabilmente ad una fiacchezza culturale della proposta, Rossi ha sgombrato subito il campo da eventuali equivoci: “Il cristiano che si impegna in politica non risponde, però, a un mandato ecclesiale, ma a scelte personali che, si auspica, possano confluire in iniziative realizzate in forma associata. Il soggetto unitario diffuso di cui parlato il Card. Bagnasco fa riferimento a quella molteplicità di esperienze che hanno nelle associazioni, nei movimenti, nelle attività parrocchiali e diocesane, i loro protagonisti. Il compito che abbiamo è impegnativo ma affascinante”.

Mons. Andrea Mugione è poi intervenuto riportando la volontà della Chiesa che, alla luce dell’ attuale crisi socioeconomica e culturale nella quella versiamo, porge la sua attenzione al bene comune e alla cittadinanza attiva, anche tramite la formazione: “Questo nostro impegno è un piano d’azione che è soprattutto pre-politico, pre-partitico: è una iniziativa di base aperta a tutti ma che si propone come impegno unitario e coerente. Questa fase laboratoriale mira a formare cittadini che sono anche Chiesa, e quindi fedeli, ad una vita sociale costruttiva e coerente. Si tratta di un progetto organico inserito e voluto nella vita della Chiesa, come dimostrano i risultati. Riguardo alla presenza dei cattolici nella vita politica del Paese, minoranza non deve coincidere con insignificanza: sono due concetti diversi tra loro”.

La parola è passata poi a Mons. Mario Iadanza (Direttore Ufficio per la Cultura e i Beni Culturali della Diocesi di Benevento) il quale, esprimendo le sue provocatorie perplessità riguardo allo spessore politico dei cattolici protagonisti della vita pubblica del nostro paese negli ultimi anni e sulla eterogeneità dei soggetti che hanno preso parte al Seminario di Todi, ha offerto alcuni orientamenti alla luce della Gaudium et Spes, documento illuminante anche riguardo al futuro cammino dei cattolici in Italia: “Dovremmo spendere le nostre energie per tornare alla centralità dell’annuncio, alla formazione spirituale della civiltà. L’impegno dei cattolici deve essere oggi quello di lavorare sulla centralità di Cristo che è concreto, è entrato nella Storia e ci cambia, facendola lievitare sul piano morale”. Iadanza ha anche invitato ad allargare lo sguardo, anche perché ormai l’Europa è a casa nostra.

Ed è proprio sull’ impegno a ripartire dal singolo che si fa in secondo momento collettività che ha incentrato il suo intervento anche il dott. Nino Maio, Segretario Regionale CISL Campania dopo una personale analisi della lacerante situazione nella quale si trovano oggi molte famiglie e giovani disoccupati, derivante dal suo impegno di sindacalista: “Siamo all’alba di una trasformazione che dipende dalle responsabilità di ogni singolo cittadino: tutto deve essere condizionato nella direzione del Bene Comune. Acceleriamo, dunque, il processo formativo che può creare una nuova generazione competente di politici cattolici; dobbiamo avere un po’ di coraggio in più, dobbiamo ripartire da noi stessi. Tutto dipende dalla testimonianza di ciascuno di noi”.

L’ ultimo (e incisivo) intervento è stato del dott. Natale Forlani (Portavoce Nazionale del Forum delle Persone e delle Associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro), principalmente incentrato sui compiti che potrebbero spettare ai cattolici, soprattutto per contribuire al rinnovamento della  classe dirigente, che ha dietro le spalle l’incapacità di rinvigorirsi, alimentando una sorta di conservatorismo sociale: “Abbiamo necessità di ripartire dai valori irrinunciabili, di investire sul futuro e sulla famiglia (attraverso politiche fiscali e aiuti alle famiglie che fanno figli e curano gli anziani), proprio adesso che probabilmente ci troviamo di fronte alla demolizione della politica delle promesse. Ovviamente questo non basta: l’Italia ha necessità di trovare una via di marcia e un modello di sviluppo che internazionalizzi la nostra economia creando una cultura aperta, che sappia ricondurre la propria identità nel rapporto con l’altro”.

Il richiamo è nuovamente ad una politica sobria, che sappia mantenere le promesse e stimolare il cambiamento. Una politica che sia in grado di offrire le condizioni per creare socialità e competitività; egli ha individuato proprio nella peculiare caratteristica del mondo cattolico, di sapere essere rete di soggetti diversi, un grande punto di forza: “Lo dimostra l’esperienza vissuta a Todi, – ha concluso Forlani – che è stato un momento di riflessione collettiva di cattolici. Noi possiamo dare un elemento di novità al nostro Paese, declinando in maniera diversa e responsabile la ricchezza della Dottrina Sociale della Chiesa”.

 

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Importante riconoscimento per  “CIVES – Laboratorio di formazione al bene comune”, promosso dalla Diocesi di Benevento, attraverso l’Ufficio per i Problemi Sociali e Lavoro, in collaborazione con il Centro di Cultura “R. Calabria” e l’Università Cattolica del Sacro cuore.

CIVES è stata, infatti, individuata come una delle tre esperienze italiane che saranno presentate nell’ambito del Convegno nazionale sulla formazione socio-politica organizzato dalla Conferenza Episcopale Italiana, che si terrà a Roma il prossimo 2 e 3 marzo sul tema: “Educare alla cittadinanza responsabile”.

Il programma della due giorni prevede l’intervento di autorevoli relatori: ad introdurre sarà S.E. Mons. Mariano Crociata Segretario generale della C.E.I., a cui seguiranno le relazioni del Prof. Lorenzo Biagi della Fondazione Lanza di Padova, del Prof. Ivo Colozzi dell’Università di Bologna, del Prof. Francesco Bonini dell’Università di Teramo e di Don Walter Magnoni Teologo Morale e Direttore del Servizio per la Pastorale Sociale e del Lavoro dell’Arcidiocesi di Milano. Vi sarà, quindi, la presentazione delle tre esperienze di formazione all’impegno sociale e politico, tra cui CIVES illustrata da Ettore Rossi direttore dell’Ufficio diocesano per i Problemi Sociali e Lavoro, e le conclusioni del Card. Angelo Bagnasco Presidente della C.E.I.

Tra le finalità prioritarie dell’appuntamento, pensato in questo particolare momento storico, si sottolinea la necessità di una seria educazione alla socialità e alla cittadinanza, mediante un’ampia diffusione dei principi della dottrina sociale della Chiesa, anche rilanciando le scuole di formazione all’impegno sociale e politico.

“Grazie all’incoraggiamento del nostro Arcivescovo Mons. Andrea Mugione – dichiara Ettore Rossi – anche nella nostra diocesi si sta facendo un serio lavoro per la formazione di una nuova generazione di cattolici che guardi con rinnovato interesse alle sorti civili delle proprie comunità, seppur bisogna tener conto che i risultati di un investimento formativo si raccolgono in tempi medio-lunghi ”.

 

Una tappa importante quella raggiunta da “CIVES – Laboratorio di Formazione al Bene Comune”: arrivati al settimo incontro di questa edizione, i partecipanti hanno incontrato, lo scorso giovedì, il Prof. Pietro Ichino (Ordinario di Diritto del lavoro presso l’Università statale di Milano, nonché Senatore della Repubblica).

Un incontro diretto, senza tecnicismi, entrato subito nel vivo fin dalle parole di apertura di Ettore Rossi (direttore dell’Ufficio per i Problemi Sociali e il Lavoro della Diocesi di Benevento): “Il nostro futuro dipende dalle possibilità che riusciremo ad offrire ai giovani di trovare lavoro, rinsaldando il legame con il loro territorio, e possiamo riuscirci solo tramite una riforma del diritto e del mercato del lavoro. Oggi più che mai ci viene chiesto di riprogettare le regole fondamentali delle nostre società. Sul tema specifico, la questione non sta tanto nel posto fisso ma nel riaprire le porte del buon lavoro ai giovani, garantendo le giuste tutele”.

La lezione del prof. Ichino parte da una premessa (che risuonerà durante tutto l’incontro) secondo la quale oggi dobbiamo prestare attenzione a non mitizzare la differenza tra il Nord e il Sud del nostro Paese, che sicuramente esiste, ma viene spesso alimentata da leggende che vanno sfatate: “Le contraddizioni riguardo la nostra cultura del lavoro – ha esordito Ichino annunciando i punti della lezione – le ritroviamo ovunque. Abbiamo paura del mercato del lavoro perché non ne conosciamo i meccanismi; siamo abituati a vedere solo la portata positiva degli interventi, mentre è sempre importante misurarne anche gli effetti negativi e i costi; ignoriamo giacimenti di domanda di lavoro aggiuntiva che restano lì e, infine, parliamo della materia ignorandone spesso non solo gli effetti, ma anche il contenuto”.

La riflessione non può che volgersi al nostro tempo di crisi, la quale si manifesta (tra gli altri modi) con una costante e preoccupante disoccupazione giovanile, rispetto alla quale però il prof. Ichino puntualizza: “Anche in periodi difficili come questi, esistono posti di lavoro che restano permanentemente scoperti per mancanza di manodopera adatta, creando un doppio danno, sia perché non creano occupabilità, sia per le aziende che si ritrovano con delle strozzature. Il mercato del lavoro, anche durante una crisi economico-finanziaria, ha sempre enormi possibilità di assorbire”.

Un primo dato di speranza quindi, che costringe a domandarsi dove allora sia la radice del problema per poter intervenire tempestivamente, e il docente dà qualche possibile spunto di riflessione: “Innanzitutto dobbiamo prendere atto che il lavoro oggi è polverizzato, richiede delle qualifiche specifiche e non basta più una formazione di tipo generico. Un altro problema è che i nuovi contratti sono per più dei quattro quinti a termine, e il rischio che si corre è quello di passare da una posizione tutelata ad una che non lo è”.

È proprio sulle criticità del nostro mercato del lavoro che prosegue l’intervento di Pietro Ichino, su questioni talvolta spinose, come la cassa integrazione prolungata, che senza strutture adeguate che possono ricollocare quanti hanno perso il lavoro, si riducono ad essere erogazioni assistenzialistiche che eludono i problemi, a costo anche elevato.

Ai fini di un confronto che possa permettere eventuali soluzioni alla nostra non facile situazione, Ichino propone un confronto con la “condizionalità” dei Paesi Scandinavi, legata alla disponibilità del lavoratore per tutto quanto è necessario per la ricollocazione. “Lì viene attuato un bilancio delle competenze del lavoratore e vengono individuate le vacancies (posti vacanti) più vicine alle sue attitudini e, in funzione di ciò, si individuano percorsi formativi necessari per ricollocare i disoccupati. Per approfittare dei giacimenti di lavoro, la formazione vocazionale è divenuta ormai inefficace, occorre quella mirata”.

Sono ancora i Paesi Scandinavi a offrire un esempio di bacini in grado di assorbire una grande quantità di offerta lavorativa: basti pensare alla potenziale domanda di servizi alla persona e alle città, come l’assistenza alle donne in maternità, piuttosto che agli anziani, o ai disabili non autosufficienti; la tutela del patrimonio artistico e ambientale.

Allora cosa impedisce l’incontro tra domanda e offerta di lavoro? Una risposta possibile ce la offre la conclusione dell’ appassionato intervento di Ichino: “Noi, nella dialettica domanda-offerta di lavoro, creiamo dei diaframmi pesantissimi, fatti di regole, burocrazia. Creiamo degli standard, accettiamo senza indignarci l’economia sommersa, spesso anche quella costruita sull’illegalità, ma non tolleriamo che si attivino dei canali per creare nuove forme di lavoro, ridefinendo i vecchi standard”.

L’incontro si è concluso  con un dibattito vivace anche sulla questione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. L’illustre giuslavorista ha spiegato la sua posizione sul tema: art. 18 per tutti contro il licenziamento discriminatorio e di rappresaglia, mentre nel caso di licenziamenti per motivi economici od organizzativi il controllo giudiziale sul motivo stesso verrebbe sostituito dalla responsabilizzazione dell’impresa (cioè, essa si accolla il “costo sociale” del licenziamento per motivo oggettivo) nel passaggio del lavoratore ad una  nuova occupazione. Il confronto ha, quindi, offerto molti spunti di riflessione, sia ai partecipanti attivi del laboratorio CIVES che ai numerosi cittadini intervenuti.